DOCUMENTAZIONE IMPIANTO SECCHIONE |
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25/11/2004 - Aggiorniamento: La notizia della richiesta respinta pare non corrispondere al vero; sembra che la Regione abbia respinto solo una richiesta di modifica al tracciato condotta. In assenza di altri elementi la richiesta di derivazione sembrerebbe a tutti gli effetti valida ed in corso.
Leggi Nostro comunicato del 1/12/2004
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Pubblichiamo un nostro intervento integrale, ripreso anche dai giornali
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La Val Sassersa fortunatamente è rimasta ancora allo stato naturale, ma fino a quando?
Il torrente scende incassato per 2/3 nella roccia, il resto fra lastroni e massi di serpentino. All'altezza di 1500 m s/m può essere ammirato, nella nuda roccia, il salto di una bellissima cascata, visibile da parecchi punti della Valmalenco.
Il corso d'acqua scende bianco e spumeggiante, con continui impatti fra le incassature e i massi rocciosi che rallentano e riprendono la sua forza emettendo una cadenza armonica tale da suggerire al torrente il nome di "Ci-Ciù".
Il Ci-Ciù passa nel centro storico di Chiesa e lungo il suo percorso si è sviluppata una lunga storia, che risale al periodo dell'Impero Romano, dato che le sue acque hanno alimentato numerosi opifici: 29 torni per la tornitura della pietra ollare, 4 mulini per la macinazione del grano, una fucina con la mola e il maglio per la battitura e la lavorazione del ferro. Cinquant'anni fa erano ancora in funzione 8 torni, 2 mulini e la fucina.
Questo torrente ci ha lasciato un patrimonio storico-etnografico incomparabile, da non dimenticare ma, soprattutto, da non cancellare.
Per questo il Museo della Valmalento già 20 anni fa si fece carico di mantenere attivo un tornio, inserendolo come sezione staccata del Museo, accompagnando ogni stagione gruppi e scolaresche lungo il percorso etnografico per osservare il vecchio tornio funzionante e dando la dimostrazione pratica della tornitura della pietra ollare.
Durante queste escursioni è possibile visitare anche una vecchia miniera, mantenuta efficiente e in sicurezza, per vedere come avveniva l'estrazione della pietra. La miniera è situata poco sopra le caratteristiche casupole dove i cavatori vivevano tutto l'anno: in inverno estraevano nelle cave sotterranee la pietra ollare ed in primavera e autunno, finchè l'acqua era sufficiente per azionare il tornio, si procedeva alla lavorazione della stessa.
Gli opifici erano mappati e sfruttavano sia l'estrazione della pietra sia l'acqua come forza idraulica, godendo del diritto degli usi civici. Della conca del Pirlo fanno parte Pramezzo, Prato, Prataccio. Il nome Pirlo deriva dal verbo ruotare, "pirlare" in dialetto, legato alla tornitura della pietra ollare.
Lì sorsero i primi torni e le prime cave sotterranee, descritti nel 1859 dallo storico Cesare Cantù che lasciò incisa una scritta sulla roccia di una cava: "Volemmo penetrar le cave (Tròne) e or curvi or del tutto carponi procedemmo, innanzi a noi esplorammo col lanciar sassi, finchè il tonfo di questi ne mostrava esservi l'acqua.
Quasi a lume di pini silvestri quella povera gente intaglia i massi, indi carponi fuor trascina i pezzi, sopra piccoli truogoli".
L'Alpe Pirlo, detto "Perlu" è bagnato al ovest dal torrente Sassersa, ad est da una roggia proveniente dal laghetto detto "Lach di Troni", essendo una sorgente proveniente dalle vecche cave di pietra ollare che, dopo aver attraversato i prati dell'Alpe, si getta nel torrente Sassersa e, assieme, inizia la repentina discesa a valle.
La conca del Pirlo con la Val Sassersa è da consederarsi fra le zone più belle e ripostanti della vallata. I prati, ben lavorati e rigogliosi, assieme agli altri alpeggi, tappezzano di verde un ambiente incontaminato dove l'uomo ha convissuto con la vegetazione, i suoi animali, le sue case, le sue stalle ed i fienili, questi ultimi ancora intatti e di grande interesse storico.
Infatti, unici in valle, sono stati costruiti, a pian terreno in sasso e a quello superiore in legno, da operai trentini giunti in valle come carbonai i quali avevano probabilamente ricevuto influssi dalla cultura nordica dei Cimbri.
Anche le case, se pur alcune ristrutturate, si inseriscono bene nel contesto, in sintonia con il territorio, tanto da essere considerato fra i luoghi più armonici e pittoreschi della vallata.
All' Alpe Pirlo passa la seconda tappa dell'Alta Via della Valmalenco, che dal Rifugio Bosio va al Rifugio Porro, passando dalle cave di talco di Mastabbia, da quelle di pietra ollare alle Ove, dall'Alpe Pirlo, Pramezzo, Pradaccio, dai Laghetti di Sassersa, dal Passo del Ventina per scendere poi fino al Rifugio Porro.
Il percorso completo è di otto tappe e si snoda per circa 110 km interessando tutti i comuni della Valmalenco col motto "Camminare per conoscere".
Il bacino imbrifero della Val Sassersa, rispetto a 50 anni fa, ha perso la sua potenzialità di circa 2/3, poichè l'unico ghiacciaio che lo alimenta, posto a nord-est del Cassandra, è in via di estinzione. Nel giro di pochi anni il torrente sarà alimentato solo da freschi nevai che si scioglieranno nel giro di pochi mesi. Già ora, in agosto, c'è difficoltà a reperire la quantità d'acqua necessaria a far girare il tornio, pur veicolata attraverso un tubo di soli 20 cm di diametro.